Aceto Balsamico di Modena IGP “Montale” – 500 ml

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Aceto Balsamico di Modena IGP “Montale” – 500 ml – Descrizione

Prodotto nell’Acetaia Montale Rangone, l’Aceto Balsamico IGP “Montale” – che prende il nome proprio da questa piccola frazione della provincia di Modena – viene realizzato partendo dal mosto ottenuto unicamente delle uve tipiche che vengono coltivate sulle colline di questo territorio, a cui viene aggiunto un aceto di vino molto forte.
Il risultato – dopo il periodo di affinamento in barili di castagno, rovere e ginepro – è un balsamico IGP dal colore scuro molto intenso e dalla corposità media, che si contraddistingue al palato per uno squisito sapore agrodolce, con caratteristiche note acide e profumate.

Si tratta di un prodotto completamente naturale che non prevede l’aggiunta di condensanti, aggreganti o coloranti.

In cucina, si presta soprattutto per condire insalate, pinzimoni e tutte le verdure in genere, sia crude che cotte. È ottimo anche sulle carni bollite e alla griglia, sulle uova e sui carpacci di carne e pesce. Perfetto per preparare la marinata.

Aceto Balsamico di Modena IGP “Montale” – Produzione

L’Aceto Balsamico di Modena IGP “Montale” viene prodotto seguendo scrupolosamente i dettami imposti dal disciplinare IGP, così come è stato accolto e sancito dalle autorità europee competenti sin da luglio 2009. Si caratterizza quindi per l’altissima qualità delle materie prime e per l’assenza totale di conservanti e coloranti. Nella sua elaborazione vengono impiegati esclusivamente mosto cotto proveniente da 7 vitigni esclusivi (Trebbiano, Lambrusco, Sangiovese, Albana, Ancellotta, Fortana, Montuni), e aceto di vino.

Il mosto cotto si ottiene partendo dalla pigiatura delle uve raccolte al massimo della maturazione che vengono sottoposte ad una cottura lenta e controllata fino a quando non raggiungono il colore e la densità desiderati. Solo a questo punto, viene aggiunto l’aceto di vino. Il prodotto viene quindi posto dentro speciali barriques in rovere per essere avviato alla fase di affinamento e invecchiamento. È al loro interno che acquisirà quelle preziose qualità “balsamiche” che lo renderanno unico e immediatamente riconoscibile. Allo scadere di questo periodo (non meno di 60 giorni) viene filtrato e imbottigliato, pronto per essere messo in vendita.

Aceto Balsamico di Modena IGP “Montale” – La Storia

Il primo documento che riconosce ufficialmente l’Aceto Balsamico di Modena come condimento agrodolce, è il decreto ministeriale numero 3 del dicembre 1965, anche se, la storia di questa eccellenza della tradizione modenese si perde nella notte dei tempi, fino al tempo dell’Impero Romano.

Virgilio, il sommo poeta, racconta, nelle sue Georgiche composte tra il 38 e il 26 a. C, di un condimento apprezzatissimo in cucina derivante da un particolare procedimento di cottura del mosto che già allora era molto diffuso su tutto il territorio modenese. A seconda del grado di concentrazione, questo condimento prendeva nome di defrutum, sapa o caraenum. Sarà poi Lucio Giunio Moderato Columella, scrittore romano di agricoltura vissuto tra il 4 e il 70 d. C. a indicarlo come additivo per il vino e per l’aceto, e soprattutto come dolcificante delle pietanze in sostituzione del miele.
Intorno all’anno mille, precisamente nel 1046 in un suo racconto tratto dalla Vita Mathildis (opera che ripercorre la vita di Matilde di Canossa), Donizone narra di una botticella in argento contenente un aceto misterioso, che Bonifacio, padre della Grancontessa, avrebbe donato a Enrico III di Sassonia per la sua incoronazione a imperatore. Il dono fu così apprezzato dal futuro imperatore, che riconobbe a Bonifacio il primato fra tutti i signori della penisola italiana.

Con il Rinascimento, gli scritti di ricette di aceti “balsamici” o “speciali” diventano più frequenti e popolari, e sono strettamente connessi alle fortune della potente famiglia degli Estensi, che di questo prezioso condimento erano veramente appassionati. Già nel 1556, alla corte di Ferrara si possono infatti contare quattro ricette diverse di aceto balsamico, ma sarà solo nel 1598, con lo spostamento della capitale del ducato da Ferrara a Modena che le testimonianze in nostro possesso ci riferiscono di prodotti oltremodo vicini ai “balsamici modenesi” così come li intendiamo oggi.
Anche se l’aggettivo “balsamico” compare ufficialmente soltanto nel 1747, all’interno dei registri delle cantine segrete della corte estense. L’appellativo di Balsamico, venne considerato così appropriato che conseguentemente alla sua introduzione, nel 1830 venne sancita una vera e propria classificazione in base alla qualità delle diverse tipologie di aceto presenti nelle cantine della corte estensa: balsamico, semi-balsamico, fino e comune.

A partire dal diciannovesimo secolo, la fama del balsamico abbandona l’esclusività della corte estense, e si lega alla storia di moltissime modenese che, nelle piccole acetaie domestiche, per secoli avevano segretamente tramandato le ricette per la realizzazione di questa leccornia. Si tratta di ricette estremamente diverse le une dalle altre (con combinazioni variabili di mosto crudo, mosto cotto, aceto di vino e con l’eventuale aggiunta di spezie ed essenze varie) che hanno dato modo alla proliferazione di tantissimi tipi di balsamico. Attualmente, le produzioni di balsamici si rifanno a due ricette storiche, quella della Famiglia Agazzotti e quella della Famiglia Giusti.

Acetaia Montale Rangone S.r.l., via Campania 28/B – fraz. Montale, 41051 – Castelnuovo Rangone (Mo).

Informazioni aggiuntive

Peso 0.7 kg