La vera storia del salame Gentile d’Alfò

 

Può la ricetta di un salame speciale essere suggerita da un’altra dimensione?  Se state pensando che non sia possibile dovrete ricredervi perché la storia che state per leggere è vera. A raccontarla è Cinzia Rossi la figlia di Alfonso detto Alfò, un elegante signore che qualche anno fa ha lasciato questa dimensione per andare a riposarsi in un’altra.  Un uomo, il signor Alfonso, amato da tutti, una persona con un senso estetico che spaziava in qualunque cosa si accingesse a fare.

 

In gioventù il creativo Alfonso aveva lavorato nel settore delle calzature dove aveva portato il suo senso estetico che poi aveva trasferito nella lavorazione dei salumi una volta approdato in quel settore. Una persona  che aveva cura del bello e del buono, attenta, rispettosa, elegante, di una eleganza naturale che neanche l’età gli aveva sottratto.
Una signorilità  d’animo che in molti gli riconoscevano e che, ancora oggi, gli riconoscono nonostante la sua dipartita. Un uomo con “il mestiere nelle mani” ci racconta la figlia, una persona che manca a chiunque lo abbia conosciuto, parenti e amici compresi.

 

Il rapporto con Cinzia era stretto e ogni tanto si erano rincontrati, per qualche saluto, in sogno, forse solo frutti della nostalgia e della  mancanza. Una notte però è accaduto qualcosa di diverso.

 

Cinzia sogna suo padre che con fare elegante e dolce, come era nei suoi modi, la spinge a creare un nuovo salume. “Era un sogno intenso, strano, diverso – racconta Cinzia – era quasi un ordine e ripeteva, gesticolando che dovevo stare attenta, che era una cosa importante!”

 

Cinzia ascolta le indicazioni di suo padre, sta attenta e nota questa sua insistenza ripetuta.

 

Al risveglio cerca di ricordare ciò che suo padre le ha detto di fare ma manca qualcosa, la più importante. Solo qualche ora dopo le torna alla mente: l’ingrediente su cui suo padre ha tanto insistito è il dragoncello!

 

Una spezia che Cinzia non ha mai usato e si sente combattuta ma suo padre era stato categorico: era necessario dare vita a quel nuovo salume.
Così  fa ricerche su questa spezia, ne scopre il valore e gli usi in cucina e con il figlio Mauro, che si occupa del salumificio di famiglia, crea un salame al dragoncello seguendo le precise indicazioni di suo padre.
Il nuovo salame è “diverso” e sorprende tutti.  I primi ad assaggiarlo, infatti,  rimangono stipiti: ha un sapore sapido ma non aggressivo, le carni sono esaltate dalla spezia amata dai francesi  (estragone) ma ben conosciuta e usata in molte parti della Toscana. Il gusto amarevole del dragoncello e la sua sapidità permettono di usare meno sale del necessario e il risultato è un prodotto ottimo e diverso.

 

Un salame “gentile” ma energico e di valore proprio come il suo inventore! Un salume che rivela sempre nuove sorprese come la sua assoluta godibilità anche all’interno di ricette in cui subisce una cottura.
Questa è la vera storia del “gentile d’Alfò” che, in attesa di nuove ricette dall’ altra dimensione, vi invitiamo a gustare

 

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