Picnic: ovvero l’arte di mangiare all’aperto

Temperature miti, prati verdi lontani dal traffico, una palla per giocare con gli amici o un mazzo di carte per una briscola all’ultimo carico. E naturalmente un cestino ricco di tante leccornie: sono questi gli elementi perfetti per un picnic all’aperto. Nell’attesa del 18 giugno, giornata mondiale dedicata proprio a questa attività.

Un modo per passare del tempo insieme alla famiglia e agli amici, a diretto contatto con Madre Natura. Per una giornata lontana dalle quotidiane regole sociali che ci impongono ritmi frenetici e stressanti, sempre in tailleur o giacca e cravatta. Un modo perfetto per la celebrazione della giovialità e della libertà.

Eccoli i presuppostici teorico-pratici del perfetto picnic, o come viene anche chiamato da noi in Italia “romanata” o “zingarata”. Ma se amiamo tanto questa pratica di pranzare all’aperto, è merito dei nostri cugini d’Oltralpe, i francesi, che cominciarono a organizzarne regolarmente dopo la Rivoluzione del 1789, approfittando del fatto che prima di allora i giardini reali non erano ovviamente accessibili al popolo.

Picnic, l’origine del nome e la storia

Anche l’etimologia del nome è di origine francese. Deriva infatti dal vocabolo composto “piquenique”, che nella lingua di Parigi combina insieme il verbo “piquer” – che significa appunto prendere, rubacchiare, spilluzzicare – al termine più arcaico “nique” che sta ad indicare una cosa piccola, di scarso valore. Sembrerebbe che questo vocabolo si sia diffuso a partire dalla fine del 1700.

All’inizio serviva a sottolineare la frugalità dell’evento che veniva praticato senza seguire la “ritualità” del pranzo, e comprendeva solo pochi cibi semplici, sottratti direttamente alle cucine.

La prima apparizione del termine “picnic” nel Oxford English Dictionary si registra invece nel 1748 e venne utilizzato da Lord Chesterfield Philip Stanhope (1694-1773).

Per quanto etimologicamente frugale però, la nobiltà del XVIII secolo era solita farsi servire i piquenique dalla servitù, su tavole elegantemente imbastite all’aperto, alla fine delle battute di caccia, con piatti che prevedevano che la cacciagione fosse preparata al momento.

Durante tutto il 1800, il picnic comincia ad avvicinarsi sempre più all’accezione moderna da noi conosciuta, quale appunto consumazione informale consumata sui prati, in riva ad un fiume o al mare, con pietanze veloci e semplici. Attività molto in voga all’epoca, soprattutto nelle fasi del corteggiamento.

La pittura impressionista ci ha lasciato un vero e proprio capolavoro ispirato a questa pratica: “Colazione sull’erba” (in francese “Le déjeuner sur l’herbe”) realizzato da Édouard Manet nel 1863.

Le tre regole d’oro per un picnic perfetto

Uscendo dai confini della storia e tornando ai nostri giorni, ecco cosa fare per un pranzo all’aperto senza problemi.

  1. Di vitale importanza è la scelta di un bel prato. Dovrà essere ovviamente lontano dal traffico – cosa non troppo difficile per noi che abitiamo lungo la costa, ma non facilissimo per chi risiede in città – ma anche comodo da raggiungere. Una bella distesa verde, pianeggiante, ideale per giocare con il pallone o con i racchettoni, ma dotata anche di zone ombrose per il classico riposino dopo pranzo.
  2. Per il pranzo pensate a qualcosa di pratico, ma non banale: affettati, salumi, formaggi, frutta andranno benissimo. Scegliete però sapori particolari, insoliti e gustosi. Bando alla classica mortadella o prosciutto cotto da supermercato, meglio invece qualcosa di più ricercato e raffinato come le produzioni artigianali
  3. Infine, non dimenticate lo stile! Il picnic perfetto è quello allestito con cura. Attenzione quindi ai dettagli, soprattutto se si tratta di una romantica gita fuori porta a due. Pensate ad un bel cesto in vimini. In commercio ne esistono tanti modelli, contenenti tutto il necessario per apparecchiare sul prato: dalle stoviglie ai contenitori per portare le pietanze. Non dimenticate una bella tovaglia – una decorazione a scacchi in questa occasione andrà benissimo – e ovviamente un plaid per potervi distendere più comodamente. E ricordate di portare con voi un repellente per gli insetti e la crema solare: anche se non siamo sulla spiaggia, il sole picchia lo stesso ed è molto facile scottarsi.

Cosa mettere nel cestino del pranzo

Arriviamo adesso alla parte più golosa, senza la quale un picnic non sarebbe tale: la scelta di cosa portare nel cestino. Seguendo la regola numero 3, abbiamo selezionato per voi alcuni prodotti che contribuiranno a rendere perfetta la vostra gita fuori porta.

Partiamo con la Porchetta arrosto: pietanza per eccellenza “picnic” la nostra porchetta tagliata a mano viene ricavata dal ventre del maiale disossato delle costole, a cui vengono aggiunti il lombo e il fegato, insieme ovviamente ed un prezioso mix di spezie ed aromi che contribuiscono a donarle un odore ed un sapore immediatamente riconoscibili.
Per i palati più raffinati, suggeriamo poi il Prosciutto Penitente, il fiore all’occhiello dell’intera produzione del Salumificio di Gombitelli: tagliato rigorosamente a coltello e stagionato per oltre 24 mesi a contatto diretto con la farina di castagne, questo prosciutto ha un sapore particolarmente dolce ed avvolgente, in grado di lasciare senza parole anche i buongustai più esigenti.

Infine, per una bruschetta preparata all’ultimo momento, perché non pensare ad una Crema di lardo al Tartufo? Dal sapore ricco ed insolito, è perfetta per esser consumata in purezza sopra il pane, o spennellata direttamente sul filetto prima di porlo sulla griglia.

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