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E’ arrivata la Farina di Castagne nuova

Finalmente è disponibile la nuova Farina di Castagne!

Questa farina è estremamente duttile perchè può essere usata sia per i dolci che per preparazioni salate come ad esempio la pasta fatta in casa, gnocchi (mischiandola all’impasto della patata), la polenta, i necci, i biscotti,  il pane o la focaccia.

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Fiera di San Martino 2019 – Piazza Duomo, Pietrasanta

Sabato 9 e domenica 10 novembre, in piazza Duomo a Pietrasanta, si tiene la Fiera di San Martino, con mostra mercato, enogastronomia e molto altro.

San Martino è la festa del patrono di Pietrasanta.

I produttori-espositori arriveranno da tutta la Toscana, ma anche dal resto d’Italia, dal Trentino alla Sardegna.

Ci saranno oli e vino, salumi e formaggi, miele e cioccolato, noci e castagne, e tanto ancora nei banchi che, quest’anno, si estenderanno fino all’area antistante il Teatro Comunale.

Gli espositori sono una quarantina, per la mostra mercato che è diventato un appuntamento dell’autunno in Versilia.

E come ogni anno tornano nei ristoranti di Pietrasanta i menu a tema: a pranzo e a cena si potranno guastare i piatti della tradizione, a cominciare dai classicissimi tordelli, ma anche pesce, piatti vegetariani e anche qualche proposta internazionale.

Ed anche quest’anno saremo presenti a questo immancabile appuntamento con la tradizione pietrasantina!

Come sempre con i nostri migliori prodotti, e con tante novità targate 2019!

Vi aspettiamo numerosi!

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Ognissanti, tre giorni di fiera a Camaiore

Venerdì 1°, sabato 2 e domenica 3 novembre 2019, Camaiore ospiterà la tradizionale Fiera di Ognissanti. Saranno quasi 300 gli espositori presenti nelle strade del centro storico con l’artigianato di qualità, il settore commerciale, quello alimentare, le opere dell’ingegno e i prodotti per l’abitazione. Nella zona della Badia, sarà allestita la mostra mercato degli animali e dei prodotti per l’agricoltura, articoli per la caccia e il tempo libero. Saranno circa trenta gli espositori dedicati ai veicoli commerciali e da lavoro nella zona di via delle Muretta, via Badia e piazza Romboni.

Ed anche quest’anno saremo presenti a questo immancabile appuntamento con la tradizione camaiorese!

Come sempre con i nostri migliori prodotti, e con tante novità targate 2019!

Vi aspettiamo numerosi!

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Festa Pic, il peperoncino torna protagonista a Camaiore

Sabato 12 e domenica 13 ottobre 2019 si terrà la XII° edizione della Festa Pic. Il centro storico di Camaiore ospiterà la manifestazione principe per la valorizzazione del peperoncino in tutte le sue sfaccettature. Il “Pic” è organizzato dal Comune di Camaiore e dell’Accademia Italiana del Peperoncino ed è gemellata con la storica manifestazione di Diamante, in Calabria, che da oltre vent’anni celebra le qualità del gusto piccante. In piazza San Bernardino, Mr Pic dell’Azienda Carmazzi curerà l’allestimento di una straordinaria esposizione con oltre cento varietà di peperoncini.

Ed anche quest’anno saremo presenti alla Festa Pic a Camaiore, come sempre con i nostri migliori prodotti, e come ogni anno con diverse specialità piccanti, ta cui:

Lardo Piccante, Salsiccia Piccante, Formaggio Pecorino Piccante, Salame Piccante e Pancetta Piccante!

Vi aspettiamo numerosi!

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ENOLIA 27-28 APRILE 2019 A SERAVEZZA

Enolia, alla scoperta dell’olio di qualità e dei prodotti del territorio. È slogan storico dell’ideatore Gabriele Ghirlanda (Ideal Party) che si terrà il 27 e 28 aprile 2019. Enolia, quest’anno, festeggia i 20 anni. Anno dopo anno, Enolia si è arricchita di contenuti ed eventi tanto da diventare un punto di riferimento enogastronomico per la Versilia e non solo. Tanti gli appuntamenti di questa edizione a partire da un omaggio a Veronelli.

Ed anche quest’anno saremo presenti, come sempre con i nostri migliori prodotti, sempre pronti a farveli assaggiare, e con tante novità targate 2019.

Vi aspettiamo numerosi! 

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VERDE MURA 2019 – Mostra mercato del giardinaggio e del vivere all’aria aperta

VerdeMura, mostra mercato del giardinaggio e del vivere all’aria aperta torna con la 12ma edizione venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 aprile 2019. Nuova collocazione, nuovi spazi più ampi e funzionali sul baluardo Santa Croce, sul baluardo e sulla Porta San Donato. Oltre 200 espositori italiani e stranieri: vivaisti di piante e specie orticole, arbusti, bulbi, attrezzi e arredi per il giardino e per l’orto, prodotti artigianali e alimentari di eccellenza, il tutto nell’ambientazione unica delle Mura di Lucca, uno dei parchi pubblici più antichi e suggestivi d’Europa 

Ed anche quest’anno saremo presenti con il nostro stand, con i nostri migliori prodotti, e con tante novità targate 2019!
Vi aspettiamo numerosi!

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Terre di Toscana, eccellenza nel bicchiere – 3 e 4 Marzo 2019

Terre di Toscana è animato da 130 produttori importanti, fra vignaioli di nicchia e marchi di livello internazionale. Uno spaccato unico e irripetibile, da che è raro incontrare nel medesimo contesto nomi tanto prestigiosi, e piacevolmente fruibile grazie agli ampi ed eleganti spazi della location che lo ospita da ormai undici anni. L’evento più significativo a livello nazionale per i vini e i produttori di questa regione, nel 2019 giungerà alla sua DODICESIMA edizione.

 

E come ogni anno, dalla prima edizione ad oggi, saremo presenti a Terre di Toscana, nella splendida cornice del Una Hotel di Lido di Camaiore, vi aspettiamo Domenica 3 e Lunedì 4 Marzo, come sempre con i nostri migliori prodotti, e con tante novità targate 2019!

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Capodanno, tra tradizione e scaramanzia

La cena più importante dell’anno, quella che segna il rito di passaggio tra ciò che è stato e ciò che deve ancora essere, è da sempre un appuntamento immancabile per le popolazioni di tutto il globo.
E, ovviamente, anche per noi italiani. Il cenone di San Silvestro è una tradizione che arriva da lontano, da molto lontano. Ripercorriamola insieme, tra cotechini, lenticchie e baci sotto il vischio

La notte di San Silvestro in Italia

Non c’è niente di più efficace, per assicurarsi un nuovo anno pieno solo di cose belle, che riunirsi insieme a familiari, amici e persone care intorno ad una tavola riccamente imbandita di mille leccornie. Sono infatti l’abbondanza delle pietanze, la ricchezza dell’apparecchiatura, ma soprattutto la gioia della condivisione e dell’attesa a propiziare la venuta di 365 nuovi giorni, prosperi e felici.
Noi in Italia, salutiamo l’anno vecchio e diamo il benvenuto a quello nuovo con una serie di riti scaramantici e tradizionali che proprio alla tavola e al cibo sono strettamente legati.

Il primo, e forse il più diffuso lungo tutto lo stivale, è di servire ai propri commensali il cotechino con le lenticchie: entrambi simboli di abbondanza e benessere economico, non possono mai mancare per il cenone del 31 di dicembre. Il Cotechino è sicuramente uno degli insaccati più “ricchi” di gusto e di calorie e per questo sinonimo di altrettanta ricchezza e abbondanza, e le lenticchie sono note e apprezzate sin dall’antichità per il loro elevato potere nutritivo, inoltre sono ritenute un vero e proprio portafortuna perché la loro forma molto simile a quella delle monetine, rimanda appunto ai soldi e alle gratificazioni economiche.

Altro alimento dalla simbologia altamente significativa è poi il melograno, in quanto simbolo di fedeltà, fecondità e passione per il colore rosso acceso dei suoi chicchi. Mangiarlo l’ultima notte dell’anno, magari insieme al proprio compagno o alla propria compagna è simbolo di devozione e prosperità.

Si dice inoltre che l’usanza scaramantica di indossare biancheria intima rossa si rifaccia proprio al colore del melograno: il rosso è infatti da sempre il colore della prosperità, in grado di scacciare le forze negative. Inoltre rappresenta il flusso sanguigno ed è l’emblema dell’energia vitale, ma anche del cuore e dei sentimenti. Sembra quindi che indossare mutandine rosse per San Silvestro assicuri lunga vita e gioie amorose.

Altro alimento che non può mai mancare sulla tavola del 31 è l’uva. È questa una tradizione che ci arriva direttamente dall’altra parte del Mar Mediterraneo, dalla penisola Iberica per l’esattezza. Mentre noi in Italia consumiamo le lenticchie come portafortuna, in Spagna si usa mangiare 12 chicchi di uva allo scoccare della mezzanotte, uno ad ogni rintocco dell’orologio e per ognuno dei 12 mesi dell’anno.

San Silvestro non è solo cenone…

Se qualcuno si domandasse da dove arrivi la tradizione tutta nostrana di gettare dalla finestra le cose vecchie, è questo un altro gesto propiziatorio e scaramantico che simboleggia la scelta di liberarsi di ciò che è inutile per nuovi inizi migliori, una rottura netta con il passato che non ci rappresenta più perché divenuto, in qualche modo, troppo pesante. Inoltre, il rumore degli oggetti che si frantumano al suolo fragorosamente aiuterebbe a scacciare via gli spiriti maligni. Ed è proprio a questo scopo “protettivo dal maligno” che concorrono anche i “botti” dei fuochi di artificio e degli spettacoli pirotecnici con cui festeggiamo lo scoccare della mezzanotte.

Last but not least, direbbero gli inglesi, non possiamo non parlare del rito più bello e dolce di tutti: quello di baciarsi sotto il vischio (meglio se con la persona amata). È questa una tradizione di origine celtica che si rifà direttamente alla dea Freya – protettrice degli innamorati – e ai suoi due figli Balder (dio del Sole, buono ed amato) e Loki (dio del Male, irascibile e invidioso) che decise di uccidere il fratello.
Scoperti i piani di Loki, la dea chiamò a protezione del figlio ogni pianta e animale, dimenticandosi però del vischio. Il dio del Male ne approfittò utilizzando proprio questo arbusto per costruire una lancia. Freya, disperata per la morte del figlio prediletto cominciò a piangere, ma le sue lacrime caddero sull’arma fatta di vischio trasformandosi in bacche perlate che miracolosamente lo riportarono in vita. Da quel momento, la dea cominciò a ringraziare con un bacio tutti quelli che passavano sotto al vischio, quale simbolo dell’amore che sconfigge la morte. E promise anche protezione eterna a chiunque, a sua volta, sotto questa stessa pianta miracolosa si fosse scambiato un bacio.

Con questo piccolo vademecum, noi del Salumificio Triglia di Gombitelli, vi auguriamo un 2019 ricco, felice e prospero. E non dimenticate di salutare il nuovo anno con un brindisi, ma state attenti a far saltare il tappo dello spumante con un bel botto, proprio allo scoccare della mezzanotte: è anche questo un rito che portafortuna.

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Le lenticchie, tra storia, significato e simbologia

Sono il legume più consumato delle Feste. Soprattutto, non possono mai mancare sulla tavola del cenone di San Silvestro perché si dice portino abbondanza e ricchezza e perché non mangiarle sarebbe come privarci del più potente e antico porta fortuna alimentare che conosciamo. Solo un’usanza scaramantica? In parte sì e in parte no: esiste infatti una spiegazione storica molto concreta

Le lenticchie all’origine della storia

Se avessimo a disposizione una macchina del tempo e potessimo tornare indietro attraverso le ere, fino all’origine della storia che conosciamo, scopriremmo che lenticchie sono l’alimento alla base dell’alimentazione del genere umano sin dal Neolitico: sono state infatti il primo legume ad essere coltivato dall’uomo oltre 7000 anni fa.
La loro coltivazione, come è facile intuire, comincia in quella regione felice che erano le terre dell’Antico Egitto, rese fertili dal Nilo e dalle sue propizie inondazioni che ricoprivano il deserto di limo e in questo modo favorirono lo sviluppo dell’agricoltura.
Sin dall’inizio assunsero un significato ben augurale, probabilmente per il fatto che erano estremamente nutrienti. Il primo cenno storico legato alla loro esistenza risale al 525 a.C. ed è legato ad un mito. Nasce proprio sulle sponde del grande fiume egiziano, a Pelusio per l’esattezza, patria di uno dei più leggendari eroi dell’antichità, il grande Achille. Si racconta infatti che proprio da qui partissero navi egizie cariche di questi piccoli legumi verso i porti della Grecia e della Magna Grecia in Italia.

Ma i primati associati alle lenticchie non si esauriscono con miti ed eroi: sono infatti il primo cibo cotto e preparato dall’uomo di cui si abbia una testimonianza scritta. E la fonte di questa testimonianza, risalente a più di 4000 anni, è niente di meno che l’Antico Testamento. C’è infatti un notissimo episodio scritto nella Genesi che racconta di come Esaù, affamato dopo una dura battuta di caccia, si sia imbattuto nel gemello Giacobbe che aveva cucinato una minestra di lenticchie. Quando chiese al fratello un piatto per sfamarsi, Giacobbe glielo concesse a patto che lui rinunciasse alla sua eredità e al suo diritto di primogenitura: Esaù a cui non interessavano queste cose, accettò, rinunciando però per sempre al suo diritto di diventare re e guida degli Ebrei per una scodella di lenticchie.
È da questo episodio che ha origine la perifrasi che si usa quotidianamente “vendersi per un piatto di lenticchie”, che vuole indicare l’atto di darsi via per poco e di ricevere un compenso bassissimo rispetto al valore di quello che si dà in cambio. Ed è proprio per questo scellerato scambio che gli Ebrei sono soliti mangiare lenticchie quando sono in lutto: lo fanno in memoria del fatto che Easù dette via la cosa più preziosa che aveva.

Uscendo dalle scritture sacre e rientrando nel contesto storico, per millenni lenticchie sono state uno dei prodotti più importanti dell’agricoltura e del commercio del bacino del Mediterraneo. Erano uno degli alimenti più apprezzati sulle tavole dei Greci e dei Romani, ed erano tenute talmente in considerazione che quando Caligola fece arrivare a Roma la colonna egizia – che oggi troneggia nel centro del colonnato di Piazza San Pietro – la fece viaggiare attraverso il Mediterraneo protetta da un carico di questi piccoli legumi.

Inoltre, fu proprio un letterato – romano di adozione ma efesino di nascita – Artemidoro, nel suo trattato sull’interpretazione dei sogni, Onirocriticon (II secolo), a compiere la prima associazione simbolica sulle lenticchie, legandole all’annunciazione di lutti. Di tutt’altro parere è invece Plinio che ne esalta l’elevato valore nutritivo, glorificandone la capacità intrinseca di infondere pace e tranquillità agli animi tribolati. Tuttavia, nell’arco dei secoli a venire, il significato delle lenticchie, di essere foriere di morti imminenti o portatrici di abbondanza, varierà a seconda di sarà ad interpretare i sogni.

Nel Medioevo, le lenticchie abbandonano la tavola dei ricchi e dei nobili per diventare l’alimento più umile delle mense dei poveri. E proprio questo loro attributo di “alimento umile” porterà il medico Petronio nel Rinascimento a designarle come pasto adatto a chi desiderasse vivere una vita casta.

Alla corte di Luigi XIV poi le lenticchie venivano usate come mangime per i cavalli, mentre Alexander Dumas, che non era certo un fan di questi legumi, le definirà nel suo Grand Dictionnair de Cuisine del 1873 un alimento pessimo.

Le Lenticchie e il cenone di San Silvestro

Tra apologie e detrazioni, le lenticchie sono giunte fino a noi, attraversando tutta la storia del genere umano. Oggi come oggi, vengono consumate da tutti, senza distinzione di ceto sociale, la notte dell’ultimo dell’anno quale augurio di prosperità e ricchezza monetaria per l’anno nuovo. E se vi domandaste da dove arrivi questa specifica usanza culinaria, ancora una volta bisogna fare un lungo balzo indietro nel tempo.
Ogni inizio d’anno, gli antichi Romani era soliti regalare una borsa di cuoio piena di lenticchie – nota come scarsella – da legare alla cintura con l’augurio che questi legumi che tanto ricordavano nella forma piccole monetine, si trasformassero durante l’anno in denaro vero.

Antipasto di Natale 2018


Antipasto di Natale 2018

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Antipasto freddo con salumi toscani, tre tipi di crostini e pecorino toscano fresco.
Porzioni Tempo di preparazione
4 persone 10 minuti
Porzioni Tempo di preparazione
4 persone 10 minuti
Antipasto di Natale 2018

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Antipasto freddo con salumi toscani, tre tipi di crostini e pecorino toscano fresco.
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4 persone 10 minuti
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4 persone 10 minuti
Ingredienti

Porzioni: persone
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Cotechino: ecco le ricette per gustarlo al meglio

Non c’è periodo dell’anno più adatto delle feste natalizie per mangiare il cotechino. Ma per farne un piatto veramente gustoso, ecco a voi alcune ricette e poche, semplici regole per preparalo nel migliore dei modi. Ma ricordatevi: servitelo sempre caldo e soprattutto che sia un cotechino artigianale e di qualità.

Storia del cotechino artigianale

Sinonimo di abbondanza e ricchezza, il cotechino è da molti ritenuto un portafortuna. Proprio per questo viene spesso preparato per il pranzo del 25 ed è il protagonista indiscusso del cenone di San Silvestro, quale simbolo di buon auspicio per il nuovo anno.
Tuttavia ha origini piuttosto povere. Nasce infatti nelle campagne del modenese alcuni secoli fa, per impiegare le carni meno pregiate e più deperibili del maiale che non potevano sostenere una lunga stagionatura: dovevano, in altre parole, essere consumate velocemente.
È da qui che il cotechino comincia a diventare il signore delle Feste: in passato infatti, la macellazione avveniva proprio nel mese di dicembre e il fatto che questo insaccato dovesse essere sottoposto solo ad una breve asciugatura, lo rendeva disponibile nel giro di pochi giorni.
Il suo nome deriva da “cotica”, ovvero la cotenna del maiale che viene ripulita e raschiata – conservando tutto lo strato di grasso subito sotto la superficie – e rappresenta uno dei suoi ingredienti principali insieme alla pancetta e ad altre parti meno nobili della bestia. Il tutto è tritato finemente, amalgamato insieme ad uno speciale mix di spezie e aromi naturali – tra cui l’inconfondibile Fiore Macis – che gli dona il sapore inconfondibile, ed infine insaccato all’interno di un budello naturale.

Cotechino: come cucinarlo secondo la tradizione

Il Cotechino Artigianale del Salumificio Triglia di Gombitelli è un prodotto di assoluta qualità, il cui impasto viene realizzato senza l’impiego di conservanti o esaltatori di sapidità. Ed è per questo che la sua colorazione non è “troppo brillante” e la sua farcia non è “troppo liscia e compatta” nonostante la macinazione fine a cui viene sottoposto l’impasto: queste caratteristiche di colore e consistenza sono infatti determinate proprio dalla presenza di questi additivi ed eccipienti. Diffidate quindi dei cotechini troppo colorati: non sono certo sinonimo di bontà.

Il nostro cotechino è molto semplice da cuocere, ma richiede tempi piuttosto lunghi di cottura, quindi calcolate bene le tempistiche dell’intero processo di preparazione, perché se c’è una regola d’oro da seguire nella degustazione di questo insaccato, è che va mangiato bello caldo, e quindi deve essere servito subito dopo la cottura.
Noi vi consigliamo semplicemente di avvolgerlo in abbondante carta stagnola, forarlo in profondità più volte e in punti diversi con uno stecchino, immergerlo in acqua fredda e farlo bollire per 90 minuti.

La tradizione vuole che venga servito – soprattutto alla cena dell’ultimo dell’anno – insieme alle lenticchie (che sono il simbolo del denaro contante perché ricordano nella forma tante monetine) oppure accompagnato dal purè. A questi due link, trovate le nostre ricette di entrambi i piatti, spiegate passo per passo: Cotechino con le Lenticchie e Cotechino con il Purè.

Cotechino: tre ricette insolite

Se però volete allontanarvi dalla cucina tradizionale e stupire i vostri commensali con qualche ricetta diversa, ecco qui qualche spunto di facile riuscita.

Cotechino con vellutata di patate al tartufo

Perché non sostituire il classico purè con una vellutata al profumo di tartufo? Il procedimento è piuttosto semplice. Fate lessare 4 patate medie nell’acqua insieme ad uno spicchio d’aglio e due foglie di alloro. Una volta cotte, sbucciatele e passatele allo schiacciapatate. Unite adesso 125 ml di panna fresca, un bicchiere di brodo vegetale, sale e pepe q.b, completando con qualche scaglia di tartufo e lavorando tutto fino ad ottenere una crema vellutata. Se però non avete trovato il tartufo fresco, potete sostituirlo con la nostra Crema di Lardo al Tartufo: uno o due cucchiai a seconda dell’intensità di sapore che si vuole ottenere

Tartine di Polenta e Cotechino al profumo di timo

Un antipasto insolito ma adattissimo alla tavola delle feste e, soprattutto facilissimo da preparare.
Preparate il cotechino e le lenticchie secondo questa ricetta, aggiungendo però alla preparazione delle lenticchie due rametti di timo. Cuocete a parte la polenta ed una volta pronta stendetela su un tagliere in uno strato uniforme di 2 cm di spessore e fatela raffreddare.
A questo punto, con un coppa pasta rotondo o, per un effetto più scenografico, con una formina a forma di fiore, ricavatene delle tartine che farete grigliare sulla piastra. Infine, adagiate sopra alle traine le fettine di cotechino bello caldo e guarnite con le lenticchie al profumo di timo.

Hamburger di Cotechino

È questa la variante tutta natalizia del fast food più celebre al mondo. Si comincia scaldando su una griglia le due metà dei panini. Una volta cali, andiamo a sostituire il classico hamburger di manzo con tre fettine fini di cotechino per panino, intervallate le une con le altre da insalata pomodori e cipolla. Per una Natale veloce, ma all’insegna della bontà made in Italy.

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Queste Feste, porta in tavola il lusso dell’eccellenza

Non c’è niente di più bello (e di più buono) di una tavola di Natale riccamente imbandita di mille leccornie. Noi del Salumificio Triglia di Gombitelli vogliamo contribuire alla vostra gioia golosa, suggerendovi alcuni prodotti d’eccellenza. Tutto e solo il meglio della nostra produzione!

Un vero pranzo di Natale deve essere ricco, abbondante e prevedere tante portate: deve essere, in altre parole, una vera e propria cornucopia di sapori.
Noi del Salumificio Triglia abbiamo pensato che potreste cominciare con un antipasto d’eccezione, che raccoglie tutti i nostri prodotti più “lussuosi” e ricercati. Sarà un modo squisito per dare il via alla festa più sentita da tutte le famiglie italiane.
Virginia Woolf era solita dire che se non si è mangiato bene, non si può pensare bene, amare bene e dormire bene. Aggiungiamo noi – molto umilmente – che non si può nemmeno festeggiare bene.
Che il pranzo cominci, dunque, ma che il suo ingresso sia una proclamazione della sopraffina artigianalità gastronomica, in cui i sapori più autentici del territorio sono araldi squillanti al banchetto più importante dell’anno.

Penitente: il Signore dei Prosciutti!

In un vero antipasto toscano che si rispetti, non può certo mancare il prosciutto crudo. A Natale però, scegliamo di gustare un sapore ancora più raffinato e portiamo in tavola l’eccellenza assoluta con il Prosciutto Penitente e il Culatello Cuor di Penitente, entrambi rigorosamente affettati a mano.
Sono questi, due salumi considerati “da meditazione”, tanto il loro gusto è unico e ricercato. Ambasciatori di una maestria artigiana centenaria, la loro storia è ammantata di un pizzico di mistero ed è frutto di uno sbaglio che si è poi rivelato perfezione.
Dalle nostre parti nell’ottocento, era usanza che il fattore rifilasse ai propri contadini quei prosciutti e culatelli che non erano venuti “fuori bene”, perché magari non avevano raggiunto il corretto grado di sapidità e maturazione: una sorta di doppia penitenza (da qui il nome, così evocativo) per quei salumi “malfatti” e per quei mezzadri poco capaci. I contadini erano soliti conservare i salumi all’interno dei metati, quelle costruzioni in pietra e legno – oggi purtroppo completamente in disuso – che sorgevano sui limitari dei boschi di castagno e che venivano utilizzate per essiccare le castagne e ricavarne la tanto importante farina. All’interno dei metati, la temperatura calda e secca dei fuochi che venivano accesi per l’essiccamento innescava una seconda maturazione dei prosciutti e il fatto che venissero conservati a diretto contatto con la farina, donava loro un sapore unico, ancora più dolce e morbido.
Questo antico metodo di stagionatura è stato ripreso dai maestri norcini Triglia che oggi, diversamente da quanto accadeva duecento anni fa, destinano a questa finalità soltanto i migliori tra i loro prosciutti e culatelli: l’eccellenza dell’eccellenza.

Il Parmigiano Reggiano 24 mesi, il re dei formaggi

Da sempre considerato il sovrano indiscusso tra i formaggi a produzione nostrana, il Parmigiano Reggiano è uno dei testimonial più illustri e pregiati del made in Italy e simbolo esclusivo della nostra maestria casearia. La sua DOP comprende sostanzialmente le provincie di Parma e Reggio Emilia e si contraddistingue per essere un formaggio a pasta dura la cui granulosità varia a seconda del periodo di stagionatura. Il nostro Parmigiano Reggiano 24 mesi rappresenta il mix perfetto tra friabilità e solubilità, le due caratteristiche fondamentali che concorrono a farlo sciogliere armoniosamente sul palato.
Vi suggeriamo di servirlo a grosse scaglie all’interno di una ciotola di legno, oppure, per un effetto maggiormente scenografico, perché non pensare ad una mezza forma che troneggia in mezzo alla tavola, da “scolpire” ognuno a gusto proprio?

Toscanità da intenditori: Salame al Tartufo e Pecorino al Tartufo

Salame e pecorino: esiste forse un’altra accoppiata più toscana di questa? Da sempre ingredienti principali di quelle sane merende che abbiamo ereditato dai nostri antenati contadini, con l’aggiunta del signore del sottobosco, diventano due pietanze assolutamente gourmet.
Il Salame al Tartufo e il Pecorino al Tartufo del Salumificio Gombitelli, sono infatti due prodotti artigianali esclusivi che hanno saputo appassionare anche i buongustai più pretenziosi. Il primo viene realizzato a partire dal salame carne di prosciutto a cui si aggiunge, nell’ultima fase della lavorazione, il tartufo nero fresco, il secondo sposa alla perfezione la dolcezza del latte di pecora pastorizzato alle note intense ed aromatiche del tartufo nero. Tagliate a fettine non troppo sottili il salame e disponetele a corona in un bel vassoio, disponete poi al centro una ciotolina con il pecorino affettato a bastoncini. Ne saranno tutti entusiasti.

Un occhio anche alla linea con il Filetto Bresaolato

Stare attenti alla linea il giorno di Natale sembra quasi un ossimoro, eppure niente è come sembra, anzi. Grazie al nostro Filetto Bresaolato è infatti possibile coniugare un prodotto di eccellenza assoluta con il gusto e il contenimento delle calorie. Essendo realizzato con filetti più magri che provengono dalla zona lombare del maiale, è ideale anche per quelle persone che sono a dieta. E se qualcuno volesse sperimentare un sapore più forte, perché non optare per un Filetto Affumicato? È questa un’esclusività della produzione Triglia che prevede di impreziosire il sapore già particolare del Filetto Bresaolato con un affumicatura naturale a freddo, che impiega solo legno recuperato dai boschi che circondano il borgo di Gombitelli a cui vengono aggiunti solo foglie di alloro, aghi di pino, bacche di ginepro ed altri aromi naturali.